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MORELLI , Massimo
Ugo Nespolo nel segno del pop«Il metano? Per me è uno strumento di lavoro!» Dalla fusione del vetro alla produzione delle ceramiche, l'artista piemontese ricorre spesso all'energia del gas naturale per creare le sue straordinarie opere
anno: 2000, XXXII, n. 3, pp. 46 - 53
data di pubblicazione: 07.2000 - 09.2000
descrizione
L'intervista a Ugo Nespolo delinea la sua visione dell'arte come pratica concettuale e aperta alla vita, ripercorrendo il suo percorso tra belle arti, semiologia, pubblicità, cinema e arti applicate. Nespolo è presentato come una figura complessa, quasi un'"organizzazione in spoglia umana": artista trasgressivo, intellettuale, artigiano e manager insieme, il che rende l'intervista più difficile non per dissimulazione, ma per la molteplicità dei suoi ruoli. Fin dall'infanzia, tra marionette, fumetti fatti a mano e piccole esperienze teatrali in provincia di Biella, emerge una vocazione artistica che si consolida al liceo artistico e all'Accademia, per poi approdare a una laurea in Lettere con tesi in semiologia sull'arte e la comunicazione. Nespolo pensa principalmente per concetti, non per immagini, e nelle opere parte quasi sempre da un'idea, avvicinando il processo creativo alla musica, intesa come geometria arricchita da istinto e relazione. Il suo lavoro fondamentale è quello dei puzzle, nato alla fine degli anni '60 in reazione alla "cultura dell'informale", con l'obiettivo di creare immagini nitide, immediate, legate al linguaggio pubblicitario, con colori puri e contorni netti. Nei puzzle il tratto distintivo è il confine, non il frammento: le tessere hanno senso solo in relazione all'insieme. Il suo sistema visivo non evolve in senso stretto, ma si corregge continuamente, mantenendo una tecnica riconoscibile mentre cerca sempre nuovi mondi iconografici. Nespolo distingue tra artista e grafico pubblicitario, sottolineando la maggiore libertà dell'artista rispetto alle regole e alle logiche di omologazione del sistema pubblicitario. A differenza di chi esalta la libertà assoluta, lui "adora la committenza": non gli piace che lo lascino fare ciò che vuole, perché la storia dell'arte mostra che grandi opere sono nate da vincoli e richieste precise. Critica invece la dissoluzione della committenza nel dopoguerra, legata a un'idea pseudoromantica di "genio e sregolatezza". Per Nespolo molti musei d'arte sono "autoritari" e poco accessibili; auspica una maggiore divulgazione, perché oggi l'arte è percepita come un "optional". L'arte contemporanea post-duchampiana è descritta come purista, autoreferenziale e marginale, mentre la pop art è per lui il fenomeno artistico più importante del '900, un tentativo di uscire dal solipsismo dell'artista chiuso nello studio. Lavora con molti materiali (ceramica, vetro, legno, tessuti, ricamo), considerandoli tutti degni per produrre opere d'arte, e mantiene un forte legame con il cinema sperimentale, già attivo dagli anni '60. La natura lo interessa in modo contemplativo, mentre sul tema dell'inquinamento assume un approccio pratico: il metano è per lui uno "strumento di lavoro" indispensabile per i forni da vetro e per molti ceramisti. Nato a Mosso Santa Maria (Biella) nel 1941, diplomato all'Accademia Albertina e laureato in Lettere Moderne, Nespolo esordisce negli anni Sessanta in ambito pop art, con una produzione ironica e trasgressiva. Negli anni Settanta vince il Premio Bolaffi, realizza "Il Museo" e inizia a sperimentare tecniche e materiali inconsueti, oltre ad avvicinarsi al cinema sperimentale. Negli anni Ottanta sviluppa un "periodo americano" e moltiplica le esperienze di arte applicata (manifesti, calendario Rai, scenografie, videosigle). Tra gli anni Novanta e la fine del decennio realizza importanti mostre, collaborazioni con teatri d'opera, campagne pubblicitarie (Campari), assume la direzione artistica della Richard-Ginori e partecipa a esposizioni internazionali, tra cui una personale a Malta e una mostra itinerante in America Latina.Authority/Legami
MORELLI , Massimo (autore)
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