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Bruno, Andrea

Il minareto di Jam

Afghanistan. Le prime notizie risalgono al 1944: in quell'anno Ahmed Ali Koazad, presidente della società di studi storici dell'Afghanistan, parlò per la prima volta, sul numero di marzo della rivista «Aryana», dell'esistenza del minareto di Jam. La segnalazione gli veniva dal Governatore di Herat S.E.A.K. Malekiar. Da allora molte spedizioni tentarono invano di localizzare il minareto: l'impresa si presentava estremamente difficile perché si trattava di individuare una stretta valle chiusa fra montagne a picco in una sterminata catena montuosa del centro dell'Afghanistan con punte di 2.300 m. di quota. Fallì anche la spedizione del 1952 con la quale due membri della D.A.F.A. si spinsero fino a Djam. Ma il 18 agosto 1957 un ricercatore del C.N.R.S., André Maricq, raggiunse finalmente il minareto cosicché fu possibile l'anno successivo comunicare all'Académie des Inscriptions et Belles-Lettre la scoperta e l'identificazione di quest'opera straordinaria. Restituito alle moderne istituzioni di studi e ricerca, disseppellito da un silenzio che si perdeva nei secoli fino agli anni della sua costruzione, che risale alla seconda metà del XII secolo, il minareto di Jam iniziava nel 1961 il suo viaggio attraverso tutte quelle opere di conservazione che lo avrebbero portato alla definitiva restituzione al patrimonio architettonico dell'Afghanistan e del mondo intero.

anno: 1979, XI, n. 2, pp. 29 - 31

data di pubblicazione: 05.1979 - 10.1979

permalink risorsa SBN

http://id.sbn.it/bid/TO00014382

descrizione

Il Minareto di Jam, alto 65 metri, è un capolavoro architettonico islamico costruito nella seconda metà del XII secolo, probabilmente nel 1194, sotto il regno del sultano Ghiyasuddin dei Ghoridi, una dinastia musulmana sunnita che governò vaste regioni dell'Asia centrale. Situato in una remota e inospitale valle montuosa dell'Afghanistan occidentale, nella provincia di Ghowr vicino al fiume Hari Rud, il minareto è stato riscoperto solo nel 1886 e dedicatamento studiato e restaurato a partire dal 1957 grazie all'impegno di archeologi e ricercatori, tra cui André Maricq e l'architetto Andrea Bruno, incaricato nel 1961 di effettuare i rilievi e i primi interventi di conservazione. La struttura è decorata con intricati motivi geometrici e iscrizioni coraniche in calligrafia cufica e nashki, che ne fanno un monumento unico nel suo genere. Il sito era parte dell'antica capitale estiva Firuzkuh, distrutta dai Mongoli nel XIII secolo. Dal 2002 il minareto è stato incluso tra i patrimoni mondiali dell'UNESCO con lo status di sito in pericolo, a causa della sua posizione difficile da raggiungere e dei rischi ambientali che ne minacciano la stabilità.

Authority/Legami

Bruno, Andrea (autore)
Bruno, Andrea (fotografie)
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