VENE D’ORO E CUORE DI FERRO. A GENNAIO CON SOLLMANN BERTOLIO

Coltivazione delle miniere di Sollmann Bertolio, pubblicato a Milano nel 1902, si offre come un libro guida per chi desidera comprendere come si formano i giacimenti e come l’uomo può “coltivarli” con metodo e razionalità. In una narrazione che attraversa ere geologiche e fenomeni profondi, la miniera non è solo un luogo di lavoro, ma una realtà complessa da interpretare e rispettare.

Affioramenti in località Montevecchio, esempio di città-miniera nel Medio Campidano in Sardegna, di cui Bertolio Sollmann è stato direttore.

La Terra come libro da leggere

Bertolio apre il suo manuale con lunghi capitoli dedicati alla geologia mineraria. Qui la Terra viene decifrata come un cronista silenzioso: dalle masse primitive di rocce cristalline alle grandi sequenze sedimentarie, dai sollevamenti alpini ai depositi cenozoici che hanno portato alla luce giacimenti preziosi. Comprendere la genesi delle rocce e la loro disposizione nello spazio è il primo passo per scoprire dove si nascondono minerali utili, e Bertolio lo racconta con l’accuratezza di un geologo e la passione di un educatore.

Nel cuore del manuale, però, emerge una delle sezioni più affascinanti: la ricerca dei giacimenti, vera e propria arte dell’ingegnere minerario. Per Bertolio, la scoperta non comincia con la trivellazione, ma con lo sguardo attento al paesaggio. È qui che si leggono gli affioramenti rocciosi, quei lembi di minerale che emergono in superficie, come indizi lasciati dalla natura. Ma non solo: l’ingegnere moderno è invitato a scavare nella memoria storica del territorio, cercando tracce delle lavorazioni antiche, dagli sfruttamenti romani ai primi tentativi medievali. È una forma di “archeologia mineraria” che precede il lavoro sul campo e che getta luce sulle potenzialità di un giacimento.

Gyalar, in lingua magiara, o Ghelari, in romeno, è una zona storica di estrazione del ferro in Transilvania, importante per i suoi ricchi giacimenti e spesso associata alla storia mineraria ungherese prima che diventasse parte della Romania.

La tecnologia che spinge oltre il visibile

Una volta orientata l’indagine, la tecnica si fa protagonista. Bertolio descrive con entusiasmo i metodi allora più avanzati per sondare il sottosuolo: dalle semplici trincee e pozzetti di assaggio alle più sofisticate sonde rotanti con corone di diamanti. Questi strumenti consentono di recuperare “carote” di roccia integre, rivelando la successione degli strati e la presenza di minerali senza dover affrontare subito rischiosi scavi sotterranei. Per l’epoca, si tratta di una vera rivoluzione, un primo, significativo passo verso l’ingegneria moderna del sottosuolo.

Tra le tecniche descritte, Bertolio dedica particolare attenzione alla ricerca dell’oro nei corsi d’acqua. Qui la natura stessa opera una prima selezione: le sabbie di magnetite, più pesanti, si depositano in zone precise, e dove esse si accumulano può essere più probabile trovare pagliuzze d’oro. Il racconto di Bertolio del “lavaggio delle sabbie” è quasi poetico: un gesto antico che si riconnette alla terra e all’acqua, un equilibrio tra osservazione e tecnica.

Rappresentazione di gallerie e pozzetti in una miniera.

Dal sottosuolo alla superficie: lavori di miniera e macchine

Dalla scoperta si passa alla coltivazione vera e propria. Bertolio accompagna il lettore nei meandri delle gallerie e dei pozzi, illustrando le tecniche di abbattimento della roccia, il consolidamento dei cavedi, la ventilazione e il drenaggio delle acque. Accanto alla tecnica tradizionale, emergono macchine e sistemi di trasporto – vagonetti, funi, piani inclinati – che segnano la transizione verso un’industria mineraria sempre più complessa e specializzata.

La chiusura del manuale, con la descrizione della preparazione dei minerali e la legislazione mineraria del tempo, sottolinea un aspetto fondamentale: la gestione delle risorse non è solo tecnica, ma anche sociale e normativa. Il sottosuolo è un patrimonio da conoscere e tutelare, e Bertolio lo interpretava non soltanto come un giacimento di ricchezza economica, ma come un campo di conoscenza in continua espansione.