Ritratti di Joannes Baptista di Helmont e Franciscus Mercurius di Helmont con otto stemmi, Cornelis de Man, 1648

“QUESTO SPIRITO FINORA SCONOSCIUTO IO LO CHIAMO GAS”. L’ORTUS MEDICINAE È IL PRIMO LIBRO DEL MESE

Con la pubblicazione digitale di un libro al mese, condividiamo il patrimonio conservato nella Biblioteca Italgas

Ortus medicinae, l’opera che oggi pubblichiamo interamente, è traducibile come “Inizio della medicina” e si compone di una serie scritti di van Helmont pubblicati postumi dal figlio Franciscus Mercurius nel 1648. Numerose sono le edizioni e le traduzioni esistenti; all’interno della Biblioteca del Gruppo custiodiamo una copia della terza edizione del trattato (1652).

Ortus Medicinae è il libro più antico della nostra collezione ed è anche la pubblicazione digitale con cui inauguriamo questo percorso di divulgazione del sapere scientifico, tecnico e storico.

Da oggi, e all’inizio di ogni mese, renderemo disponibile per la consultazione virtuale, grazie alla tecnologia e alla competenza di Heritage Lab, i libri più significativi del nostro patrimonio. Oltre ad essere un testo di riferimento per la rivoluzione scientifica del diciassettesimo secolo, il trattato di van Helmont è per noi particolarmente significativo perché proprio al suo interno compare per la prima volta nella storia il termine gas. Hunc spiritum, incognitum hactenus, novo nomine gas voco scrive l’autore, ovvero: “questo spirito finora sconosciuto lo chiamo con il nuovo nome di gas”.

Frontespizio di Ortus Medicinae di J.B. van Helmont, Amsterdam, 1652.

Nel Seicento di Jean Baptiste van Helmont: religione, scienza e alchimia

Il Seicento dell’Ortus Medicinae, è un secolo ricco di scoperte. Sono anni in cui convivono magie e superstizioni, l’impiego massiccio del tribunale dell’Inquisizione e gli albori di un metodo scientifico basato sull’osservazione sperimentale, con la ricerca di una spiegazione razionale a processi naturali fino ad allora misteriosi. Nel 1610 Galilei osserva quattro lune orbitanti attorno a Giove e conferma l’idea copernicana della terra che ruota attorno al sole. Nel 1628 il medico l’inglese William Harvey dimostra che è il cuore a pompare sangue in tutto il corpo. Nel 1637, Cartesio pubblica il “Discorso sul metodo”, nel quale si sostiene che tutte le idee devono essere verificate. Nel 1672 arrivano le scoperte ottiche di Newton, che dimostrano come la luce bianca sia composta di vari colori e sempre Newton, nel 1687, spiega per la prima volta la gravità.

Jean Baptiste van Helmont (Bruxelles 1579 – Vilvoorde, Bruxelles, 1644), studioso fiammingo e discepolo di Paracelso, si colloca in questo contesto multiforme e compie i suoi studi tra alchimia, teologia, chimica e fisiologia. È cristiano e, come altri scienziati, tenta di conciliare la fede con l’indagine scientifica che l’Inquisizione spagnola considera eretica, in quanto in netto contrasto con la sacralità del mistero divino.

Particolare del dorso, sul quale si legge “Van Helmont”.

La scoperta del gas

Tra il 1610 e il 1630 Jean Baptiste van Helmont conduce numerosi esperimenti che hanno come obiettivo quello di studiare la natura e le proprietà dell’aria. Nel suo laboratorio di Bruxelles utilizza vari strumenti, tra cui bilance, termometri, retorte, alambicchi e recipienti chiusi da tappi di sughero o cera. Una di queste sperimentazioni consiste nell’osservare il comportamento di diversi materiali, come carbone, legna, tabacco, mosto e vino, posti all’interno di contenitori di vetro chiusi; i materiali solidi vengono scaldati con una fiamma e quelli liquidi vengono trattati con degli acidi.

Si scopre così che l’aria non è una materia uniforme, ma al contrario è una miscela di diverse componenti, un punto di svolta nel progresso scientifico. Durante la ricerca emerge che l’azione della combustione e della fermentazione sulle sostanze esaminate dà vita a un fluido aeriforme che si espande fino a occupare tutto lo spazio disponibile. Il chimico olandese definisce la sostanza appena scoperta gas, parola derivata dal greco χάος, ossia confusione o vuoto disordinato. Lo studioso fiammingo identifica tre delle componenti atmosferiche, infatti riconosce il diossido di carbonio, che definisce gas silvestre, l’idrogeno, che chiama gas pingue e il metano, cui dà il nome gas inflammeo.

Van Helmont è anche un pioniere della iatrochimica, scienza che applica la chimica ad uso medico, in quanto è lui il primo a comprendere che i fluidi gassosi sono responsabili di molti processi fisiologici, tra cui la respirazione, la digestione e la nutrizione delle piante. Fondatore della chimica pneumatica, apre la strada con i suoi esperimenti alle successive scoperte di Robert Boyle e Joseph Priestley sull’ossigeno, individuato come elemento necessario alla vita.

Ritratto di Jan Baptiste van Helmont, Georg Paul Busch, 1721.

Un’eredità in continuo sviluppo

La successione di scoperte continua sulle pagine dei nostri libri, dove conserviamo la storia dell’evoluzione scientifica e tecnica di quasi quattro secoli. Con la pubblicazione digitale mettiamo il patrimonio a disposizione di curiosi, ricercatori e accademici, arricchendo il futuro con l’eredità del passato.

Le immagini di corredo alla storia, con i ritratti di J.B. van Helmont e del figlio Franciscus Mercurius, e del solo van Helmont, sono pubblicate per gentile concessione del Rijksmuseum di Amsterdam.