GLI EX LAVORATORI RACCONTANO LA SOCIETÀ ITALIANA

Un viaggio nel tempo attraverso le testimonianze di chi ha vissuto gli anni della guerra e di chi praticava mestieri ormai scomparsi, come i fuochisti e i letturisti dei contatori

Italgas oggi è il punto di arrivo di molte società che hanno operato nelle diverse città o regioni italiane per gran parte del Novecento. Raccogliere le testimonianze dei lavoratori che hanno vissuto anni particolari, come quelli della Seconda guerra mondiale, l’epoca dei forni di combustione o quella della lettura dei contatori, è uno strumento prezioso per mantenere viva la storia del nostro Paese. Un viaggio nel tempo nella società italiana, da quando nelle fabbriche erano rimasti solo i non abili alla leva, ovvero bambini e anziani, a quando i letturisti del gas erano una figura famigliare riconosciuta in ogni quartiere. Anche grazie a materiale video dell’Istituto Luce e della Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, ripercorriamo piccole storie che tracciano un interessante affresco dell’Italia del secolo scorso.


«Mi hanno preso a 12 anni, tutti gli altri erano stati chiamati alle armi»

«Ricordo che avevo fame quando andavo al lavoro». Sono le parole di un ragazzino assunto nell’azienda del gas della sua città, mentre tutti gli uomini abili al lavoro erano alle armi. Era il 1943, un anno tragico, con le truppe tedesche in fuga che sabotavano le infrastrutture (anche i gazometri) e gli americani che risalivano la penisola. Nelle fabbriche rimanevano solo gli ottantenni e i ragazzini. Queste voci ci ricordano un passato non così lontano in termini di tempo, ma di certo lontanissimo dalle nostre abitudini: con 380 lire di stipendio al mese si doveva comprare il pane di contrabbando a 50 lire. Per tutto il resto c’era la tessera annonaria dello Stato: il cibo era razionato, doveva bastare per tutti.



«Entrando nelle scale del condominio urlavamo ‘gas, gas, gas’»

Erano una figura conosciuta, famigliare, tutti aprivano la porta al proprio letturista del gas di quartiere. Da Napoli a Firenze, questi lavoratori prima passavano in azienda a timbrare il cartellino e poi uscivano, in bici o in tram, per completare il giro della giornata. Oggi, con le nuove tecnologie, questa figura è praticamente scomparsa, eppure rimane viva nella memoria di molti. Un tempo i contatori andavano controllati periodicamente di persona. Alcuni funzionavano ad acqua, infatti i letturisti avevano con sé una borraccia per riempirli al livello corretto. Nelle testimonianze del video si percepisce anche il cambiamento della società italiana, da quando nel rione ci si conosceva tutti e si lasciavano le chiavi ai vicini, fino agli anni in cui questa confidenza era ormai scomparsa.



«In un turno si bevevano fino a otto litri di acqua e anice»

Oggi conosciamo il gas naturale estratto dal sottosuolo, ma per molto tempo il gas è stato prodotto dalla distillazione del carbon fossile attraverso dei veri e propri forni. Gli operai addetti alla gestione di questi forni erano i fuochisti, squadre di gente tutta nera, come ricordano le voci di chi ha fatto questo mestiere logorante. I forni raggiungevano 700-800 gradi e il compito dei fuochisti, attraverso dei lunghi attizzatoi, era staccare il carbone incandescente che si incollava alle pareti. In fabbrica li riconoscevano per via degli zoccoli di legno, un materiale isolante che permetteva di camminare su quei pavimenti cocenti. Per aiutarsi nel lavoro gli operai bevevano acqua e distillato di anice, in teoria veniva fornito anche del latte, ma “quella era gente che preferiva bere il vino e ne facevano formaggio”.



I tre video utilizzano filmati d’archivio provenienti dall’Archivio Storico Italgas, dalla collezione “Combat” del National Archives and Records Administration conservate dall’Archivio storico Luce, da repertori e film della Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico.