C’è un momento preciso in cui la scienza smette di essere semplice osservazione e diventa una forza capace di trasformare il mondo. Nel caso dell’elettricità, quel momento porta il nome di Alessandro Volta.
Il libro del mese, Alessandro Volta e la pila nel secolo decimonono, raccoglie un discorso pronunciato nel 1899 dal professor Silvio Lussana in occasione delle celebrazioni voltiane. Il testo, tratto dagli Atti della R. Accademia dei Fisiocritici in Siena, è un viaggio appassionato dentro la nascita dell’elettricità moderna, raccontata con entusiasmo, ammirazione e con la fiducia nel progresso scientifico tipica della fine dell’Ottocento.
I volumi raccolgono ricerche e contributi dedicati alla medicina, alla fisica e alle scienze naturali, testimoniando nel tempo l’intensa attività scientifica e culturale della storica accademia senese.Non si tratta soltanto di una commemorazione accademica: il testo è un viaggio appassionato dentro la nascita dell’elettricità moderna, raccontata con entusiasmo, ammirazione e con quella fiducia nel progresso scientifico tipica della fine dell’Ottocento.
Il giovane Volta: tra poesia e scienza
Dalle prime pagine emerge il ritratto di un Volta molto diverso dall’immagine scolastica legata esclusivamente alla pila. Nato a Como nel 1745, Volta viene descritto come uno scienziato metodico, curioso e dotato di un’impressionante capacità di osservazione. Lussana insiste soprattutto sulla sua attitudine sperimentale: in un’epoca in cui gli strumenti scientifici sono ancora limitati, Volta riesce ad ottenere risultati straordinari grazie all’ingegno e alla precisione. L’autore lo definisce infatti un uomo capace di procedere “non favorito dal caso, ma portato ai più inattesi risultati dalla potenza dell’ingegno”.
Una delle curiosità più interessanti raccontate nel testo riguarda proprio la giovinezza dello scienziato. Prima di diventare il grande fisico che conosciamo, Volta coltiva la poesia latina. Lussana cita ironicamente il commento del fisico François Arago, secondo cui è impossibile che un giovane abbandoni la poesia per una storta se non è realmente destinato alla scienza. Eppure è proprio ciò che avviene: mentre scrive versi, il giovane Volta intrattiene già corrispondenze scientifiche con importanti studiosi europei.
L’invenzione della pila
Il cuore del volume è naturalmente la nascita della pila. Nel 1800 Volta presenta la sua invenzione, destinata a cambiare per sempre la storia della fisica. Per la prima volta l’elettricità non è più soltanto una scintilla breve e spettacolare, ma una corrente continua e controllabile. Lussana racconta questo momento come una svolta epocale, l’inizio di quella rivoluzione tecnologica che avrebbe portato all’illuminazione elettrica, al telegrafo, ai motori e alle grandi applicazioni industriali dell’elettricità.
L’autore descrive con entusiasmo il percorso che conduce Volta alla scoperta, sottolineando come la pila non sia il frutto di un’intuizione improvvisa, ma il risultato di anni di esperimenti, errori e osservazioni pazienti.
La disputa con Galvani e le “rane elettriche”
Affascinante è anche il racconto della celebre disputa con Luigi Galvani. Gli esperimenti sulle rane, oggi spesso ricordati quasi come un aneddoto scolastico, sono stati in realtà al centro di un acceso dibattito scientifico. Se Galvani ritiene di aver scoperto una forma di “elettricità animale”, osservando, tra il 1780 e il 1790, che i muscoli delle zampe di rane dissezionate si contraggono violentemente quando entrano in contatto con scariche elettriche, Volta intuisce invece che il fenomeno è esterno all’animale e dipende dal contatto fra metalli differenti.
Da quella discussione nascono anni di esperimenti e osservazioni che portano infine all’invenzione della pila. Lussana racconta questa sfida scientifica con toni quasi epici. Le rane sembrano diventare il simbolo di una rivoluzione destinata a cambiare il mondo. Non a caso, nelle ultime pagine del discorso, compare una frase ironica dello scrittore Henri de Parville: davanti ai trionfi dell’elettricità moderna come il telegrafo, il telefono e l’illuminazione “sta alla base: una rana. Ironia della sorte!”.
L’elettricità come simbolo del futuro
Il testo, però, non è solo una celebrazione biografica. È anche una fotografia dell’immaginario scientifico di fine Ottocento. Lussana guarda all’elettricità come alla forza destinata a plasmare il futuro dell’umanità. Citando studiosi come Michael Faraday, James Clerk Maxwell, Nikola Tesla e Guglielmo Marconi, il libro mostra come tutte le grandi innovazioni elettriche dell’Ottocento vengano considerate figlie dell’intuizione di Volta.
Alessandro Volta e la pila nel secolo decimonono rimane così un opuscolo prezioso non solo per chi ama la storia della scienza, ma anche per chi vuole capire la nascita di una rivoluzione tecnologica.