IL FEBBRAIO DI DRAPER, TRA FEDE E SCIENZA

Nel 1874 uno scienziato americano, John William Draper, pubblica un libro destinato a far discutere per decenni: La storia del conflitto fra la scienza e la fede. Non è un trattato neutrale, né un esercizio accademico distaccato. È, piuttosto, un atto di accusa. Draper sostiene che la storia della civiltà occidentale sia attraversata da una tensione continua e profonda tra due forze opposte: da un lato la scienza, fondata sull’osservazione, sull’esperienza e sul dubbio; dall’altro l’autorità religiosa, custode di verità rivelate e immutabili.

Ritratto fotografico dell'autore. Edward Bierstadt, Public domain, via Wikimedia Commons.

Alle origini della scienza: il mondo greco

Draper fa iniziare la sua narrazione nell’antica Grecia, quando i filosofi cominciano a interrogarsi sulla natura dell’universo senza ricorrere al mito. Nel IV secolo a.C. il pensiero greco entra in crisi: gli dèi dell’Olimpo appaiono sempre più inadeguati a spiegare la complessità del mondo, mentre l’osservazione della natura suggerisce che i fenomeni obbediscano a leggi, non a capricci divini.

Il momento decisivo arriva con le conquiste di Alessandro Magno. L’incontro fra Grecia e Oriente produce una straordinaria circolazione di saperi che confluisce nel Museo di Alessandria, luogo simbolo della nascita della scienza sperimentale. Qui matematica, astronomia, medicina e filosofia vengono coltivate come discipline autonome, fondate sull’esperienza e sul ragionamento.

Alessandro in battaglia contro il re persiano Dario III. Dal mosaico di Alessandro, Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Berthold Werner, Public domain, via Wikimedia Commons

Cristianesimo e potere: una svolta decisiva

Il conflitto, secondo Draper, esplode quando il cristianesimo si lega al potere politico. Divenuta religione dell’Impero romano, la Chiesa assume una funzione di controllo ideologico: la Scrittura viene dichiarata norma assoluta del sapere e la filosofia viene guardata con sospetto.

È in questo contesto che Draper colloca eventi simbolici come la distruzione della Biblioteca di Alessandria, l’esclusione della scienza dai percorsi educativi e la progressiva subordinazione della ragione alla fede. La conoscenza non deve più interrogare il mondo, ma confermare una verità già data.

Incendio di Alessandria e della sua biblioteca, in un'incisione di Hermann Göll (1876). Hermann Göll, Public domain, via Wikimedia Commons

Il sapere che migra: il mondo arabo

Mentre l’Europa cristiana attraversa secoli di chiusura intellettuale, Draper individua nel mondo islamico il nuovo custode della scienza. Tra il IX e il XII secolo gli studiosi arabi traducono le opere greche, sviluppano algebra, astronomia, medicina, chimica e introducono il metodo induttivo.

Baghdad, Cordova, Il Cairo diventano centri di sapere avanzatissimo. La Terra viene misurata, le stelle catalogate, il mondo naturale studiato come sistema regolato da leggi. Per Draper, è una dimostrazione storica: quando la religione non soffoca la ricerca, la scienza fiorisce.

Averroè in una raffigurazione pittorica del '300. Ibn Rushd (14 aprile 1126 – 11 dicembre 1198), latinizzato in Averroè, è stato poliedrico studioso e giurista andaluso esperto in diversi campi intellettuali, tra cui filosofia, teologia, medicina, astronomia, fisica, psicologia, matematica, neurologia, giurisprudenza e diritto islamico e linguistica. By Sailko - Own work, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=39974830

Galileo, Bruno e la Terra che non è più al centro

Il ritorno della scienza in Europa riaccende il conflitto. Le scoperte di Copernico e Galileo mettono in crisi l’immagine biblica del mondo: la Terra non è piatta, non è immobile, non è il centro dell’universo. L’uomo perde il suo ruolo privilegiato nel cosmo.

La reazione della Chiesa è durissima. Galileo viene processato e costretto all’abiura, Giordano Bruno arso vivo. Per Draper, questi eventi segnano una sconfitta morale dell’autorità religiosa e una vittoria storica della scienza, che, pur perseguitata, non può essere fermata.

Ritratto del fisico e astronomo Galileo Galilei (1564–1642). L’opera, incisa da Ottavio Mario Leoni e tratta da un suo stesso disegno, presenta l’iscrizione “Galileus Galileus Florentinus” sul foglio.
Ritratto di Galileo Galilei di Ottavio Mario Leoni, 1624. Acquaforte e puntasecca su carta. Rijksmuseum, Amsterdam, inv. RP-P-1950-421. Immagine pubblicata per gentile concessione del Rijksmuseum di Amsterdam.

Un altro terreno di scontro riguarda l’età della Terra. La Bibbia assegna al mondo circa seimila anni di vita; la geologia e la paleontologia parlano invece di tempi immensi, di stratificazioni, di fossili, di evoluzione.

La dottrina della creazione viene progressivamente sostituita da quella dell’evoluzione. L’universo non nasce da un atto improvviso, ma da processi lenti e continui. Anche qui, secondo Draper, la scienza allarga l’orizzonte umano, mentre la fede tenta di difendere un ordine immutabile.

Ritratto a mezzo busto di Charles Robert Darwin (1809–1882), naturalista e filosofo britannico, figura centrale della scienza ottocentesca. La fotografia, realizzata dallo studio Lock & Whitfield intorno al 1873 (o prima del 1878), è riprodotta mediante procedimento fotomeccanico Woodburytype, tecnica che garantisce grande ricchezza tonale e precisione nei dettagli, restituendo con intensità l’espressione meditativa dello scienziato. L’immagine è inclusa nel volume Men of Mark (1878), raccolta biografica dedicata a personalità eminenti della cultura, della politica e della scienza britannica, corredata da ritratti fotografici e testi esplicativi.
Ritratto a mezzo busto di Charles Robert Darwin (1809–1882), celebre naturalista britannico. La fotografia è inclusa nell’opera “Men of Mark”, a cura di Thompson Cooper, Londra, 1878. Rijksmuseum, Amsterdam, inv. RP-F-2001-7-235C-36 (ritratto); RP-F-2001-7-235C (volume). Immagine pubblicata per gentile concessione del Rijksmuseum di Amsterdam.


Una tesi ottocentesca, una domanda attuale

Oggi sappiamo che Draper semplifica, forzando spesso i fatti storici e ignorando le zone di dialogo tra scienza e religione. Eppure il suo libro resta fondamentale perché pone una domanda ancora viva: chi ha il diritto di definire la verità?

Per Draper, la risposta è netta: la verità si rivela nella natura, non nell’autorità. La scienza non è solo un insieme di scoperte, ma un metodo di libertà. E ogni volta che questo metodo viene ostacolato, l’intera società ne paga il prezzo.

Leggere La storia del conflitto fra la scienza e la fede oggi significa confrontarsi con le radici di un dibattito che non si è mai chiuso. Un dibattito che riguarda il rapporto tra conoscenza, potere e responsabilità umana.