Tra i canali di Venezia, come nelle altre città italiane, nei primi anni del diciannovesimo secolo si assiste al graduale spegnimento delle lanterne ad olio, che cedono il passo ai fanali a gas.
L’Avvocato Luigi Carlo Stivanello, autore del “La questione del gaz a Venezia”, Libro del mese di agosto, racconta in modo imparziale e obiettivo gli accordi e i disaccordi intercorsi nella transizione tra queste due modalità d’illuminazione in un saggio parzialmente giuridico, ma con notevoli risvolti economici che ha un valore storico notevole.

Fotografia di due gasometri di Calle San Francesco Da Paola, Venezia. Archivio Storico Italgas.
La questione del gaz a Venezia, un testo che ben riflette la criticità della costruzione di un ponte tra due realtà
Le protagoniste del dibattito che costituisce l’argomento principale del saggio sono la Società francese offerente il sistema d’illuminazione e il Comune di Venezia. Le premesse iniziali poste dall’Impresa sono che il “gaz non sarà nocivo alla salute pubblica, che darà luce costante per tutto l’orario in corso e che questa sarà per lo meno doppia di quella fornita dai fanali ad olio”. Tale precisione è formulata per tranquillizzare quell’ampia parte di opinione pubblica che, agli esordi dell’illuminazione a gas, vede nella nuova tecnologia un pericolo per la salute pubblica. Un altro aspetto critico trattato nel saggio è la questione del monopolio preteso dalla Società nel contratto del 1839, nel quale viene dichiarato il divieto ad altre società o individui di mettere tubi nel suolo pubblico, con il pretesto di ragioni di sicurezza. La richiesta, seppur esigente, viene assecondata dal Comune veneziano.

Disegno tecnico in scala del cancello dello stabilimento di gas manifatturato a Campo Marte a Venezia, scala 1/10. Dall’Archivio Storico Italgas.
Un preciso resoconto dell’acceso progresso del gas nel corso del 1800
L’Avvocato Stivanello, come dichiarato fin dalla prefazione, ha intenzione di informare il lettore senza condizionarlo, in alcun modo, con la propria opinione sui fatti descritti. Infatti, il saggio è ricco di dati, tabelle e confronti con contratti stipulati da altri municipi d’Italia. Questi dettagli forniscono al fruitore del testo una prospettiva più completa e contestualizzata, che gli permette di comprendere le vicissitudini attraverso le quali è avvenuto lo sviluppo del commercio del gas, il modo in cui si sono evoluti i rapporti tra le realtà coinvolte, il cambiamento del prezzo effettivo dell’illuminazione, col passare degli anni, e le differenze tra una città e l’altra, per quel che riguarda le modalità contrattuali e le metodologie luminarie impiegate.
Sono presenti anche molti riferimenti a persone coinvolte nei fatti, all’epoca parecchio influenti: in primis, il rappresentante della Società è colui che viene citato il maggior numero di volte, insieme con il sig. conte Podesta di Venezia, a seguire consiglieri, avvocati, professori e chimici.
Una nobile copia tra gli scaffali della Biblioteca Italgas
Come dal frontespizio del libro, la copia che pubblichiamo come Libro del Mese è stata donata e dedicata, probabilmente dall’autore stesso, al Conte Andrea Marcello, Podestà di Venezia, più volte menzionato nel volume.
Prima di giungere all’Heritage Lab, il saggio è passato tra le mani di colui che ha contribuito, due secoli fa, a gettare le basi dell’illuminazione moderna tra le gondole.
La dedica testimonia come la Biblioteca Italgas custodisca volumi provenienti dalle librerie di diversi protagonisti della storia dell’azienda e del settore. Fin dalla nascita dell’Archivio Storico, l’interesse dei dirigenti Italgas ha infatti contribuito alla raccolta e alla conservazione di preziose testimonianze bibliografiche, spesso appartenute agli stessi personaggi che hanno preso parte alle vicende narrate nelle opere e, in molti casi, recanti la firma o la dedica dei loro autori. Tracce materiali che, attraverso l’inchiostro delle loro pagine, arricchiscono il patrimonio storico della Biblioteca di autentici frammenti di vita e di memoria.

Fotografia di un lampione a gas a Venezia, sullo sfondo della chiesa di San Giorgio Maggiore. Archivio Storico Italgas.
Un titolo travagliato e ricco di storia
Come racconta l’autore nella prefazione, in origine, mandato il suo scritto alla Gazzetta di Venezia, assegna il titolo “Una parola imparziale sulla questione del gaz”.
I suoi amici gli contestano, però, la lunghezza del saggio a dispetto della “parola” a cui si allude nel titolo. L’Avvocato Stivanello elimina così il sostantivo dal titolo e di riflesso deve fare a meno anche dell’aggettivo, nonostante a suo avviso il fattore dell’oggettività sia da esplicitare, in quanto valore cardine del volume. Un altro aspetto del titolo che salta subito all’occhio è la “z” nella parola gaz.
Lungi dall’essere un errore ortografico, rappresenta un perfetto spaccato storico dell’epoca. Nel 1800 in Italia si usava comunemente il termine gaz a causa della forte influenza ed egemonia francese, dato che proprio dalla Francia proveniva la maggior parte della tecnologia, dell’industria del gas e non. Inoltre nei documenti del diciannovesimo secolo adottare la forma d’oltralpe conferiva un’aura di modernità, internazionalismo e prestigio tecnologico. Fu solo con la nascita di una vera e propria industria nazionale, all’inizio del Novecento, che si affermò il termine gas.