A GIUGNO C’È CHIMICA NELL’ARIA: SONO GLI ELEMENTI DI MACQUER

Se oggi consideriamo la chimica come una scienza esatta, fondata su formule e rigoroso metodo sperimentale, lo dobbiamo a pionieri che, nel corso del Settecento, squarciano letteralmente “il velo delle tenebre” in cui questa disciplina è avvolta. Il nostro Libro del Mese di Giugno ci porta alla scoperta di una perla rara custodita nell’Archivio Storico Italgas: l’edizione napoletana del 1782 degli “Elementi di Chimica Teorica” di Pierre-Joseph Macquer.

Tradotto dal francese e stampato a Napoli “a spese ed appresso Gaetano Castellano”, questo volume rappresenta un momento di svolta cruciale: è il passaggio definitivo dall’oscura e misteriosa alchimia alla chimica moderna.

Ritratto di Pierre Joseph Macquer. http://ihm.nlm.nih.gov/images/B18254, Public domain, via Wikimedia Commons

Un manuale per “principianti” nell’Illuminismo

L’obiettivo dell’opera, come spiega lo stesso Pierre-Joseph Macquer nella sua vibrante prefazione, è squisitamente divulgativo e illuminista. L’autore si propone di prendere per mano il lettore, anche privo di nozioni pregresse, e di condurlo “dalle verità più semplici […] alle verità più composte”.

Macquer si scaglia contro i vecchi testi dei chimici del passato, accusati di aver reso la loro arte “inutile al Genere Umano, ed in conseguenza giustamente sprezzabile” a causa di un linguaggio volutamente oscuro, fatto di enigmi, figure e metafore. Gli Elementi vogliono essere l’esatto contrario: un testo chiaro, ordinato e accessibile anche a chi ha poco tempo ma desidera acquisire una “giusta idea” della materia.

Riproduzione della "Tavola dei differenti rapporti osservati tra differenti Sostanze che si spiega nel Cap. XVII", una tavola di affinità chimica settecentesca contenuta nel libro. Il grafico a colonne utilizza la simbologia alchemica tradizionale per ordinare le sostanze in base alla loro reattività e affinità reciproca. In calce è presente la legenda esplicativa dei simboli (caratteri chimici), che include sostanze storiche come gli "Spiriti acidi", l'"Acido di Sal Marino", il "Sal Alkali", l'oro, l'argento, il mercurio e diversi metalli.

Il contesto storico: i quattro elementi e il mistero del “Flogisto”

Leggendo l’indice e i primi capitoli, balza subito all’occhio il momento storico in cui l’opera viene concepita. Siamo in pieno Settecento, un’epoca di transizione in cui la chimica sta per essere rivoluzionata dalle scoperte di Lavoisier.

Nel testo di Macquer, la natura viene ancora analizzata partendo dai quattro elementi classici aristotelici, considerati i “principj primarj”: Aria, Acqua, Terra e Fuoco. Ed è proprio sul fuoco che si innesta la teoria scientifica dominante dell’epoca: quella del Flogistico (o Philogistos). Nella chimica del Settecento, il flogisto è una sostanza ipotetica che si pensa venga rilasciata dai corpi durante la combustione. Macquer ne descrive le proprietà con estrema precisione, definendolo come l’elemento del fuoco combinato con un’altra sostanza che gli fa da base, impossibile da isolare allo stato puro.

lllustrazione tratta dal Musaeum Hermeticum con un esperimento alchemico con il fuoco. L'immagine evoca i processi di calcinazione e combustione che, nel XVII secolo, la teoria del flogisto tentava di spiegare ipotizzando il rilascio di un misterioso principio di infiammabilità. Questa teoria è poi abbandonata grazie ad Antoine Lavoisier e alla sua legge sulla conservazione della massa. Matthaeus Merian, Public domain, via Wikimedia Commons

Chi è l’autore? Tra laboratori reali e porcellane segrete

Dietro questo trattato si cela una delle menti più brillanti della Francia settecentesca: Pierre-Joseph Macquer (1718–1784). Medico, fisico e docente al celebre Jardin des plantes di Parigi, l’autore è un uomo dalle mille risorse.

Macquer è infatti lo scienziato che introduce in Francia la fabbricazione della porcellana dura, lavorando per la celebre Manifattura reale di Sèvres e cercando di strappare ai cinesi il loro segreto gelosamente custodito. Insieme all’amico farmacista Antoine Baumé, studia inoltre l’arte della tintura per conto della manifattura dei Gobelins, conducendo ricerche approfondite su colori mitici come il “blu di Prussia” e il “rosso cocciniglia”.  Nonostante i successi scientifici, Macquer ama però la quiete e passa metà dell’anno nella sua proprietà di Clairefontaine (a Gressy), dove installa un laboratorio d’avanguardia e un giardino botanico. È proprio in questo rifugio di campagna che concepisce e redige la maggior parte dei suoi scritti, accogliendo illustri scienziati dell’epoca.

Veüe du Jardin Royal des Plantes Medecinales au Fauxbourg St. Victor (Veduta del Jardin des Plantes a Parigi). Acquaforte realizzata tra il 1655 e il 1695 dall'incisore francese Adam Perelle (1638–1695) su proprio disegno, pubblicata a Parigi da Nicolas Langlois (I) con il privilegio reale di Luigi XIV. L'opera, che mostra una veduta urbana con l'orto botanico, fa parte di un album di vedute e paesaggi francesi e italiani. Amsterdam, Rijksmuseum (Inv. RP-P-1951-518-32).

Curiosità dal testo: l’oro “in divenire” e il potere del vetro ardente

Nella prefazione della sua opera, Macquer descrive con una certa ironia una delle convinzioni più diffuse tra gli alchimisti: metalli come il piombo o il rame sarebbero in realtà una forma di oro ancora incompleta, un “oro nascente” che la natura sta lentamente perfezionando. Secondo questa teoria, nelle profondità della Terra i metalli maturerebbero attraverso una lunga sorta di cottura naturale; gli alchimisti non farebbero altro che tentare di accelerare questo processo. Pur giudicando infondate tali idee, Macquer riconosce che le ricerche alchemiche portarono comunque alla scoperta accidentale di numerosi fenomeni e procedimenti che contribuirono allo sviluppo della chimica.


Per gli esperimenti più impegnativi, dedicati alla calcinazione e alla fusione delle sostanze, Macquer collabora con il giovane Antoine Lavoisier. Insieme impiegano un “vetro ardente”, una grande lente capace di concentrare i raggi solari in un punto e di sviluppare temperature eccezionalmente elevate, superiori a quelle ottenibili con i forni del tempo. Questo strumento consente loro di osservare fenomeni fino ad allora difficilmente riproducibili in laboratorio.


Oltre agli Éléments de chymie, Macquer è ricordato per aver pubblicato il Dictionnaire de chymie, considerato il primo grande dizionario dedicato alla disciplina. Organizzato in ordine alfabetico, raccoglie e spiega le conoscenze chimiche dell’epoca, diventando rapidamente un’opera di riferimento per studiosi e appassionati e ottenendo un notevole successo editoriale.

Tavola illustrata ("Tav. I"), tratta da libro, con la rappresentazione di antichi strumenti da laboratorio chimico e distillazione: la Figura I mostra un "Alambicco di metallo" completo di cucurbita (A), capitello (C), refrigerante (E) e recipiente (G); la Figura II un "Alambicco di vetro"; la Figura III un "Alambicco di vetro di collo lungo" (o matraccio) e la Figura IV una "Storta".

Un invito alla riscoperta

Sfogliare gli “Elementi di Chimica Teorica”non è solo un esercizio per storici o scienziati, ma un vero e proprio viaggio alle origini del pensiero moderno. Questo volume della Biblioteca Italgas, stampato nel 1782 con i caratteri mobili dell’epoca, ci ricorda che il sapere umano non nasce perfetto, ma si evolve attraverso il superamento dei propri pregiudizi e la condivisione pubblica delle scoperte. Un gioiello di divulgazione illuminista che, come “Libro del Mese di Giugno”, merita di essere riscoperto.