Se oggi consideriamo la chimica come una scienza esatta, fondata su formule e rigoroso metodo sperimentale, lo dobbiamo a pionieri che, nel corso del Settecento, squarciano letteralmente “il velo delle tenebre” in cui questa disciplina è avvolta. Il nostro Libro del Mese di Giugno ci porta alla scoperta di una perla rara custodita nell’Archivio Storico Italgas: l’edizione napoletana del 1782 degli “Elementi di Chimica Teorica” di Pierre-Joseph Macquer.
Tradotto dal francese e stampato a Napoli “a spese ed appresso Gaetano Castellano”, questo volume rappresenta un momento di svolta cruciale: è il passaggio definitivo dall’oscura e misteriosa alchimia alla chimica moderna.
Un manuale per “principianti” nell’Illuminismo
L’obiettivo dell’opera, come spiega lo stesso Pierre-Joseph Macquer nella sua vibrante prefazione, è squisitamente divulgativo e illuminista. L’autore si propone di prendere per mano il lettore, anche privo di nozioni pregresse, e di condurlo “dalle verità più semplici […] alle verità più composte”.
Macquer si scaglia contro i vecchi testi dei chimici del passato, accusati di aver reso la loro arte “inutile al Genere Umano, ed in conseguenza giustamente sprezzabile” a causa di un linguaggio volutamente oscuro, fatto di enigmi, figure e metafore. Gli Elementi vogliono essere l’esatto contrario: un testo chiaro, ordinato e accessibile anche a chi ha poco tempo ma desidera acquisire una “giusta idea” della materia.
Il contesto storico: i quattro elementi e il mistero del “Flogisto”
Leggendo l’indice e i primi capitoli, balza subito all’occhio il momento storico in cui l’opera viene concepita. Siamo in pieno Settecento, un’epoca di transizione in cui la chimica sta per essere rivoluzionata dalle scoperte di Lavoisier.
Nel testo di Macquer, la natura viene ancora analizzata partendo dai quattro elementi classici aristotelici, considerati i “principj primarj”: Aria, Acqua, Terra e Fuoco. Ed è proprio sul fuoco che si innesta la teoria scientifica dominante dell’epoca: quella del Flogistico (o Philogistos). Nella chimica del Settecento, il flogisto è una sostanza ipotetica che si pensa venga rilasciata dai corpi durante la combustione. Macquer ne descrive le proprietà con estrema precisione, definendolo come l’elemento del fuoco combinato con un’altra sostanza che gli fa da base, impossibile da isolare allo stato puro.
Chi è l’autore? Tra laboratori reali e porcellane segrete
Dietro questo trattato si cela una delle menti più brillanti della Francia settecentesca: Pierre-Joseph Macquer (1718–1784). Medico, fisico e docente al celebre Jardin des plantes di Parigi, l’autore è un uomo dalle mille risorse.
Macquer è infatti lo scienziato che introduce in Francia la fabbricazione della porcellana dura, lavorando per la celebre Manifattura reale di Sèvres e cercando di strappare ai cinesi il loro segreto gelosamente custodito. Insieme all’amico farmacista Antoine Baumé, studia inoltre l’arte della tintura per conto della manifattura dei Gobelins, conducendo ricerche approfondite su colori mitici come il “blu di Prussia” e il “rosso cocciniglia”. Nonostante i successi scientifici, Macquer ama però la quiete e passa metà dell’anno nella sua proprietà di Clairefontaine (a Gressy), dove installa un laboratorio d’avanguardia e un giardino botanico. È proprio in questo rifugio di campagna che concepisce e redige la maggior parte dei suoi scritti, accogliendo illustri scienziati dell’epoca.
Curiosità dal testo: l’oro “in divenire” e il potere del vetro ardente
Nella prefazione della sua opera, Macquer descrive con una certa ironia una delle convinzioni più diffuse tra gli alchimisti: metalli come il piombo o il rame sarebbero in realtà una forma di oro ancora incompleta, un “oro nascente” che la natura sta lentamente perfezionando. Secondo questa teoria, nelle profondità della Terra i metalli maturerebbero attraverso una lunga sorta di cottura naturale; gli alchimisti non farebbero altro che tentare di accelerare questo processo. Pur giudicando infondate tali idee, Macquer riconosce che le ricerche alchemiche portarono comunque alla scoperta accidentale di numerosi fenomeni e procedimenti che contribuirono allo sviluppo della chimica.
Per gli esperimenti più impegnativi, dedicati alla calcinazione e alla fusione delle sostanze, Macquer collabora con il giovane Antoine Lavoisier. Insieme impiegano un “vetro ardente”, una grande lente capace di concentrare i raggi solari in un punto e di sviluppare temperature eccezionalmente elevate, superiori a quelle ottenibili con i forni del tempo. Questo strumento consente loro di osservare fenomeni fino ad allora difficilmente riproducibili in laboratorio.
Oltre agli Éléments de chymie, Macquer è ricordato per aver pubblicato il Dictionnaire de chymie, considerato il primo grande dizionario dedicato alla disciplina. Organizzato in ordine alfabetico, raccoglie e spiega le conoscenze chimiche dell’epoca, diventando rapidamente un’opera di riferimento per studiosi e appassionati e ottenendo un notevole successo editoriale.
Un invito alla riscoperta
Sfogliare gli “Elementi di Chimica Teorica”non è solo un esercizio per storici o scienziati, ma un vero e proprio viaggio alle origini del pensiero moderno. Questo volume della Biblioteca Italgas, stampato nel 1782 con i caratteri mobili dell’epoca, ci ricorda che il sapere umano non nasce perfetto, ma si evolve attraverso il superamento dei propri pregiudizi e la condivisione pubblica delle scoperte. Un gioiello di divulgazione illuminista che, come “Libro del Mese di Giugno”, merita di essere riscoperto.